Chemsex: cos’è, cuando è problema e quali sono le conseguenze psicologiche

Chemsex: una definizione

Il chemsex è un termine che indica l’uso intenzionale di determinate sostanze in contesti sessuali con l’obiettivo di modificare l’esperienza, sia sul piano fisico che su quello psicologico.

Negli Stati Uniti questo fenomeno è conosciuto anche con l’espressione Party and Play (PnP). In Italia lo si può riconoscere quando, sulle app di incontri, compaiono espressioni come party, sessione, chill, PnP o altri termini che fanno riferimento al consumo di sostanze durante il sesso.

Per comprendere il chemsex è importante considerare un elemento fondamentale: la durata delle sessioni. Gli incontri sessuali tendono infatti a protrarsi a lungo. Gli effetti di alcune droghe permettono ai partecipanti di disinibirsi emotivamente, aumentare l’eccitazione e ritardare l’eiaculazione. Per questo motivo le sessioni possono durare molte ore e, in alcuni casi, prolungarsi per diversi giorni.

Da un punto di vista psicologico, però, la domanda forse più interessante non riguarda soltanto ciò che accade durante una sessione di chemsex, ma quale funzione questa esperienza finisca per assumere nella vita della persona con il passare del tempo.

Questo articolo propone una riflessione sul chemsex, sulle sue conseguenze psicologiche e sul ruolo che può arrivare a occupare nella vita di una persona.

Come si organizzano gli incontri e chi partecipa

Comprendere la diffusione del chemsex è impossibile senza fare riferimento alle applicazioni di geolocalizzazione come Grindr o Machobb. Questi strumenti rendono il contatto tra le persone estremamente rapido e accessibile. Allo stesso tempo, come evidenzia Kane Race, queste tecnologie modificano la percezione stessa della realtà, inducendo spesso gli utenti a minimizzare il significato delle proprie azioni nel mondo reale. Anche quando vengono utilizzate per organizzare incontri sessuali con sconosciuti, continuano a essere percepite come un semplice “gioco per adulti”, disponibili in un playstore insieme a molte altre applicazioni. Gli incontri tra i partecipanti si svolgono generalmente in abitazioni private oppure in locali particolarmente permissivi.

Sarebbe un grave errore pensare che questi incontri con sesso e droghe siano una pratica esclusiva della comunità gay.

Sebbene il termine chemsex sia stato studiato soprattutto in relazione agli uomini gay e bisessuali, il consumo di sostanze durante i rapporti sessuali non è un fenomeno esclusivo della popolazione omosessuale. Tuttavia, per comprendere il chemsex e, soprattutto, le sue origini, può essere utile soffermarsi su alcune riflessioni specifiche riguardanti la cultura gay.

Le droghe e gli incontri

«Nomina una droga, una qualsiasi, e davanti ai tuoi occhi apparirà immediatamente una scena sociale. La marijuana e il mondo dell’hip hop, l’ecstasy e la cultura dei club, la cocaina e gli arrampicatori sociali. Raramente, però, una sostanza è stata così strettamente associata a una sottocultura quanto la crystal meth e la scena gay underground degli anni Duemila.»
(Robert Keitzman)

L’inizio del nuovo millennio rappresenta, per molte persone, il risveglio da un incubo chiamato AIDS. Ma porta con sé anche un cambiamento fondamentale: l’arrivo di terapie farmacologiche sempre più efficaci e accessibili.

Essere omosessuali non significa più camminare da soli per le strade di Philadelphia. Né dover pagare per tutta la vita il prezzo della discriminazione. Gli uomini gay iniziano ad assumere un ruolo sempre più rilevante in un’economia globale in continua evoluzione e diventano nuovi modelli di riferimento. Nonostante ciò, continuano a essere presenti, spesso in modo implicito, forme di stigma interiorizzato e numerose inquietudini.

È proprio in questo contesto storico e culturale che si diffonde la metanfetamina, conosciuta anche come tina.

Più economica della cocaina e, per molti aspetti, più efficace. Stimola, produce una sensazione di benessere e aumenta in modo marcato il desiderio sessuale.

Work hard, play harder. Le feste a base di sesso e droghe, con i loro eccessi e le loro contraddizioni, diventano una tendenza e, per alcune persone, un vero e proprio stile di vita.

Metanfetamina, cocaina, ketamina e GHB diventano strumenti che facilitano la disconnessione dai problemi, l’esplorazione sessuale e il contatto intimo con altre persone. Possono rendere questo contatto più spontaneo, riducendo temporaneamente la percezione del rischio, dell’insicurezza e di alcune paure interiorizzate.

Al di là dei loro effetti farmacologici, forse é piú interessante chiedersi quali sono le conseguenze psicologiche del consumo: disinibirsi, connettere con altre persone, mantenere alta la libido o, piú semplicemente, sconnettere dai propri problemi. 

In generale, potremmo dire che le droghe promettono il massimo piacere riducendo al minimo il costo emozionale dell’esperienza.

Quando il chemsex diventa un’abitudine: le conseguenze

L’impatto del chemsex non si limita a ciò che accade durante una singola sessione. Con il tempo, il consumo frequente può avere conseguenze psicologiche sempre più invalidanti e compromettere progressivamente il funzionamento quotidiano della persona.

Possono comparire insonnia persistente, ansia, instabilità emotiva, marcate oscillazioni dell’umore e difficoltà a ritrovare il proprio equilibrio dopo gli incontri. In alcuni casi, il peggioramento del quadro psicologico può includere ideazione paranoide e, nelle situazioni più gravi, ideazione suicida, un segnale che richiede un intervento professionale immediato.

Quando il chemsex occupa sempre più spazio nella vita

Uno degli aspetti più preoccupanti è la progressiva perdita dell’equilibrio emotivo. Gli incontri, il consumo e i successivi periodi di recupero possono iniziare a interferire con il lavoro, le relazioni sociali, la vita di coppia, i legami affettivi e la capacità di mantenere abitudini e progetti personali.

A volte le sostanze smettono di essere legate esclusivamente a determinate occasioni e diventano una componente sempre più necessaria dell’esperienza sessuale. Il sesso senza consumo può essere vissuto come meno intenso, poco gratificante o addirittura difficile da sostenere.

Progressivamente, la sessualità può finire per essere condizionata da un’associazione sempre più forte tra sesso, eccitazione e consumo di sostanze.

In alcuni casi, la persona arriva a percepire l’ambiente che la circonda come una fonte continua di stimoli e tentazioni. Le app di incontri, i contatti e la facilità con cui è possibile accedere a determinate dinamiche possono trasformare la vita in una grande città in un ulteriore fattore di rischio. Alcune persone arrivano persino a prendere in considerazione l’idea di cambiare città o di allontanarsi dal proprio contesto abituale nel tentativo di interrompere questi meccanismi.

A quel punto il problema non riguarda più soltanto la vita sessuale. Quando una parte sempre più ampia della propria esistenza inizia a gravitare intorno alla fantasia di questi incontri, al consumo e ai successivi periodi di recupero, il chemsex può compromettere il funzionamento professionale, sociale e affettivo della persona.

È proprio in questa fase, quando la perdita di controllo e il deterioramento della vita quotidiana diventano più evidenti, che molte persone decidono di chiedere un aiuto professionale.

Chemsex: chi cerca aiuto?

Le persone raramente si rivolgono a uno psicologo semplicemente perché partecipano a incontri di chemsex. Più spesso, la richiesta di aiuto nasce quando le conseguenze iniziano a diventare evidenti in altri ambiti della vita: nelle relazioni sociali, nel lavoro, nella coppia o nella propria sessualità.

In alcuni casi il desiderio sessuale cambia e può comparire una ricerca quasi costante di stimoli o fantasie sessuali. In altri, il sesso senza sostanze perde progressivamente interesse e vivere rapporti sessuali da sobri diventa sempre più difficile. Anche costruire un’intimità affettiva soddisfacente può risultare sempre più complesso.

A volte, la persona ha l’impressione di vivere in modi completamente diversi la sua sessualitá e la sua affettività. 

Da una parte può esserci il desiderio di costruire una relazione affettiva stabile, vivere l’intimità e condividere la propria vita con un’altra persona. Dall’altra, la ricerca di intensità, gratificazione immediata o esperienze sessuali prive di coinvolgimento emotivo.

Il problema non consiste necessariamente nella coesistenza di questi due desideri, ma nel viverli come incompatibili. Quando una parte della propria sessualità viene vissuta con vergogna o mantenuta completamente separata dalla vita affettiva, può svilupparsi una sensazione di divisione interiore difficile da sostenere.

Integrare soddisfazione sessuale e intimità affettiva non è sempre semplice. E quanto maggiore è la distanza tra queste due dimensioni, tanto maggiore può essere lo sforzo necessario per mantenerle separate.

Chemsex: perché?

Nella sua importante ricerca, Percy Fernández Dávila propone diverse chiavi di lettura per comprendere il fenomeno del chemsex. Tra le motivazioni più frequenti troviamo:

  • Il desiderio di vivere esperienze sessuali più intense o diverse dal solito.
  • La volontà di sentirsi più disinibiti e più sicuri di sé.
  • Il desiderio di ampliare la propria rete sociale, conoscere nuove persone o sentirsi parte di un gruppo.
  • La ricerca di intimità e vicinanza emotiva con un investimento affettivo percepito come meno impegnativo.
  • Il bisogno di staccare dalla realtà e perdere il controllo, almeno per qualche ora, per non pensare a problemi familiari, affettivi o lavorativi, oppure per sfuggire a una pressione percepita come eccessiva, proveniente da sé stessi o dagli altri.
  • Il desiderio di sentirsi desiderabili, validati sul piano sessuale e fisico, oppure di poter accedere a partner che, in circostanze diverse, potrebbero essere percepiti come irraggiungibili.

Quando il chemsex inizia a trasformarsi in un’abitudine, può essere utile andare oltre il comportamento sessuale e chiedersi quali desideri, bisogni, fragilità, esperienze personali o frustrazioni vengano espressi attraverso questa pratica.

Le necessità

Partecipare a un incontro di chemsex può essere legato alla ricerca di piacere, di divertimento o di nuove esperienze. Nonostante questo, quando il consumo diventa indispensabile, il sesso senza sostanze perde interesse o alcune dinamiche diventano difficili da interrompere, il significato psicologico di questo comportamento cambia profondamente.

La domanda, allora, non riguarda soltanto quanto si consuma o con quale frequenza si partecipa alle sessioni.

La domanda è un’altra:

Perché tutto questo è diventato necessario?

Questa può rappresentare un’ottima domanda da cui partire in un percorso terapeutico. Le risposte sono spesso complesse e richiedono tempo, riflessione e lavoro su di sé. Talvolta è necessario guardare al proprio passato per comprendere bisogni, schemi relazionali e modalità di rapportarsi a sé stessi e agli altri che si sono costruiti e consolidati nel tempo.

Nel frattempo, possiamo concludere con una semplice riflessione.

Il sesso non è qualcosa di sbagliato né di cui vergognarsi. Al contrario, rappresenta una parte fondamentale della crescita personale, sul piano sociale, affettivo ed emotivo. Poter vivere oggi una sessualità più libera e meno condizionata da pregiudizi e ipocrisie è una conquista importante. Ma, come ogni conquista, richiede anche responsabilità.

A volte, il modo migliore per prendersi cura di sé — e forse la forma più autentica di libertà, anche la più rivoluzionaria — consiste proprio nel poter scegliere consapevolmente ciò che facciamo, ciò che desideriamo e i limiti che vogliamo darci.

Forse la vera libertà è poter dire, con piena consapevolezza e rimanendo fedeli a sé stessi:

«Questo mi piace. Questo no. E questo, voglio viverlo in un altro modo.»